Zughy scrive cose

I sogni che mi han cresciuto sono oggi una prigione: di Microsoft, Activision, e sul dire basta

Ho voluto fare videogiochi sin da piccolo. Al tempo sognavo di fare videogiochi enormi come Final Fantasy, e quando mi sentivo giù parlavo di "tornare a Zanarkand" come posto mentale dove ritrovare l'ispirazione per creare nuovi mondi. Imparai con un bel po' di batoste che non puoi creare qualcosa di enorme da solo, perché ti servono tante energie, tanto tempo, e quindi tante persone. Che i giochi grossi o che vengono aggiornati spesso sono il frutto di lavoro di tantissime persone messe insieme. E che volevo far parte di quelle persone, volevo poter dire: "Vedi questo? L'ho fatto anche io, c'è anche del mio". Tuttavia, di quei sogni c'è rimasto poco e niente.

Quei sogni sono stati ridimensionati, rimalleati, man mano che scoprivo come spendere soldi su League of Legends equivalesse a supportare un regime che è anche una potenza mondiale; man mano che scoprivo che compagnie come Supercell e Epic Games appartenessero in parte (84% la prima e 40% la seconda) alla stessa compagnia dietro League of Legends, rendendo la solfa uguale a prima; che scoprivo che Activision Blizzard bandiva un hongkonghino dal premio mondiale di Hearthstone per aver espresso supporto verso il suo paese, che stava venendo schiacciato in quei giorni dalla Cina (e che è stato definitivamente schiacciato); che, sempre la stessa compagnia, qualche mese fa si è presa una denuncia dallo stato della California per molestie sul lavoro; che CD Projekt Red porta allo sfinimento i suoi lavoratori e lavoratrici con ritmi disumani, e che questa pratica non è così rara nell'industria in generale. O ancora, che Roblox è una compagnia multimilardaria, più ricca di Nintendo, che fa la sua fortuna sullo sfruttamento minorile senza la benché minima tutela, impiegando cartemoneta che nel mondo analogico sarebbero illegali e che favorisce il gioco d'azzardo. Se invece dobbiamo parlare di Microsoft, penso basti dire che c'è un'intera pagina di Wikipedia dedicata esclusivamente alle critiche verso la compagnia.

"Ok, Zughy, ma perché ci dici questo?"
Per chi non lo sapesse, poche ore fa è stato confermato l'acquisto di Activision Blizzard da parte di Microsoft per 68,7 miliardi di dollari. In altre parole, un gigante videoludico ne ha assorbito un altro per diventare molto più potente di prima. Più forte, più inscalfibile, più invasivo. Insomma, una buona fetta del mercato ora appartiene a una sola compagnia, come se non bastasse sapere che le altre fette appartengono ai nomi sopracitati. Chi è che non vuole un bel monopolio, alla fine?

Quello che mi fa rabbia è il senso di impotenza verso fenomeni simili, che vanno comunque ad impattare la vita di tutti i giorni. Nel senso, non sono neanche un cittadino statunitense, non potrei fare pressione sull'antitrust del paese manco se volessi. Eppure, lavorando nell'industria (con pesci piccoli), questo aumenta le possibilità di andar a lavorare di riflesso per una di queste compagnie, volente o meno. Perché non è così raro venire inglobati dai pesci grandi per sopravvivere, che se volessero potrebbero comunque copiarti l'idea dato che dispongono di più forza-lavoro; come fece Zuckerberg con Snapchat quando quest'ultimo rifiutò d'essere acquistato (e magia, apparvero le storie su Instagram). Tuttavia, non è un post di lamentela che voglio fare. Anzi.

Combattere dal basso

Le cose assodate sono tre:

  • non posso scalfire individualmente le logiche monopolistiche statunitensi
  • non voglio rinunciare a fare videogiochi
  • non voglio essere complice

Veniamo quindi subito al punto: c'è bisogno di costruire un mondo nelle nostre mani. C'è bisogno di riappropriarsi del momento del gioco, senza l'assurda conseguenza che supportare degli sviluppatori equivalga a supportare genocidi, gente sfruttata, sorvegliata o censure "accidentali" per cancellare la storia.
Nel momento in cui accettiamo passivamente questi aspetti - da videogiocatori o da sviluppatrici che sia - li stiamo legittimando e, volenti o meno, ne diventiamo complici. Anche la non azione, una volta che c'è la consapevolezza, è azione. Ecco allora tre semplici linee guida:

1. Imparare a dire di no

Volete smettere di supportare certi giochi? Bene, non giocateli. "Eh, ma è il gioco della vita, Zughy, tu non cap-", e il tuo divertimento su quante vite sfruttate (o sottratte) si basa?

2. Costruire e supportare il mondo che si vuole

Le cose, per quanto sia banale dirlo, non si fanno da sole. Le cose si fanno quando c'è qualcuno a farle. Questo è il ragionamento che ha portato giochi come Xonotic, Veloren, Speed Dreams, OpenSpades, e motori come Godot e Minetest a essere sviluppati. Questo è il motivo per cui i ragazzi e io stiamo sviluppando Synthetic Stars, e per il quale contribuisco ancora a Minetest.
"Eh ma Zughy, 'sti giochi rispetto ai tripla A fan cagare", bene: migliorali. Non hai bisogno di saper sviluppare, puoi benissimo dar loro consigli prendendo parte alle discussioni, o suggerire qualche grafica, o suono. Puoi pure prenderli da OpenGameArt e vedere se stanno bene col loro progetto, senza bisogno di reinventare la ruota. O puoi fare il tuo piccolo progetto se sei così temerario/a e niente ti convince.

Io per esempio gioco quasi ogni sera a Xonotic perché è un genere che mi piace, e nel frattempo sviluppo un altro tipo di gioco che vorrei giocare (Synthetic Stars). Ciò che mi manca, insomma, se posso me lo costruisco.
Inoltre, l'unione fa la forza: più persone si interessano a questo mondo, meno saranno gli sforzi individuali da fare. Credetemi, sarei felicissimo di dovermi sbattere un po' meno ogni giorno se ci fosse un po' di gente in più con la quale condividere gioie e sofferenze.

Vi lascio qualche sito e comunità internazionale da spulciare: FOSSgames (sito), LibreGaming (comunità Matrix)

3. Comunicare e sensibilizzare

Nessuno dovrebbe fare qualcosa senza capirne il motivo. La premessa di questa voce è costellata di fonti proprio per dare un'ossatura alla tesi, ma lo è anche per poter fornire facili strumenti a chi vorrebbe argomentare queste tematiche quando interpellato/a.

Per concludere

Insomma, se pensiamo che questi problemi svaniranno magicamente da un giorno all'altro, credo che ci sbagliamo di grosso. Anzi, dato l'andazzo, francamente non mi stupirei se andassero a peggiorare. È per questo che credo sia fondamentale che ognuno faccia la propria parte: dicendo di no, supportando un mondo migliore, e fornendo dei motivi sul perché farlo.

"Ma con 'sta roba libera, Zughy, ti dài la zappa sui piedi col tuo lavoro": effettivamente è una cosa che mi domando spesso, e forse è vero, forse no. Quello che so per certo però è che mi darei sicuramente la zappa sui piedi se non dicessi e facessi niente; perché col passare del tempo la probabilità di dover rispondere (seppur di riflesso) a una di queste compagnie per campare aumenterebbe, volente o meno. Magari non per me, libero professionista, ma non fermerebbe il diffondersi globale del problema. Inoltre, ci sono così tanti fattori da prendere in considerazione, che non so quanta utilità abbia fasciarcisi troppo la testa al momento. Chi lo sa come le corporazioni si adatterebbero a grossi titoli liberi che diventano famosi. O se organi tipo l'Unione Europea si dimostrerebbero interessati come hanno fatto per i programmi che sviluppano in casa. O se qualcosa come il Reddito Minimo Universale stravolgerebbe tutto. Ma vabbè, non finiremmo più.

In poche parole: tenetevi alla larga da certe compagnie e supportate modelli di sviluppo che non accentrino il potere nel gigante di turno, rendendovi la loro bestia da soma. E che giocare a dei titoli nella piena consapevolezza di non star facendo del male a nessuno è una sensazione innappagabile. Kyau ~

#videogiochi #programmi liberi #activision #microsoft #blizzard

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